Visualizzazione post con etichetta Cisternino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cisternino. Mostra tutti i post

mercoledì 18 aprile 2012

Raccolta differenziata: «per non essere deficienti»

     Tu sei differente o deficiente? Questa è la domanda che propone l’associazione Un’altra Martina, che sta cercando di promuovere, con la campagna “differenti o deficienti”, una cultura della raccolta differenziata. Hanno creato un video che ha avuto più di 500 visualizzazione in meno di una settimana e un gruppo su facebook con più di 2000 iscritti, dove si invitano i partecipanti a farsi delle foto mentre gettano i rifiuti nei cassonetti corrispondenti, si parla di Tarsu e di proposte per la raccolta dell’umido, della carta e della plastica. Parlando con Michele Lillo, coordinatore della campagna, e con Tonio Cantore, presidente dell’associazione, abbiamo potuto ottenere una serie di dati sulla raccolta differenziata e su come Martina Franca sia la pecora nera – la penultima – nella provincia di Taranto, con una raccolta differenziata ferma da sempre attorno al 4%, mentre già a Taranto è al doppio. I vicini comuni della valle d’Itria hanno comportamenti molto più virtuosi, dato che a Locorotondo la raccolta differenziata è intorno al 17%, a Cisternino al 19%, ad Alberobello al 24%. Per non parlare di Ceglie Messapica, città «riciclona», che ha ottenuto un premio da Legambiente per aver differenziato il 45% della propria immondizia. Lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani è pagato dai cittadini tramite la Tarsu: gettando rifiuti, quindi, noi stiamo in pratica gettando dei soldi, poiché aumentiamo il costo dello smaltimento in discarica di materiali che non potranno essere più utilizzati. Come i rifiuti possono essere recuperati, così il nostro denaro: questo è il cavallo di battaglia della campagna “differenti o deficienti”.

mercoledì 11 aprile 2012

Turisti delusi: ecco come Martina Franca perde una possibilità di crescita

     «I’m very disappointed». Sono molto delusa. Questo è il giudizio di una turista londinese in visita a Martina Franca. Giudizio, si badi bene, rivolto non alla città ma ai suoi servizi turistici. Stiamo parlando di una famiglia numerosa in vacanza, con fratelli, zii e nipoti che ha deciso di passare le vacanze in valle d’Itria affascinata dall’idea di vedere i trulli e scoprire il vino locale e piatti tipici, ma che non è riuscita a trovare una guida turistica che parlasse in inglese, né un ufficio di informazioni turistiche aperto. Un gruppo di turisti stranieri che non sa se ci siano dei musei da visitare, a quale costo e in che orari, non sa se la Basilica di San Martino fosse aperta ai turisti o meno, non ha ricevuto consigli su ristoranti che potessero offrire piatti tipici, ha avuto difficoltà a trovare dei negozi di souvenir, fino a tornare tre volte nello stesso negozietto di Locorotondo per sperare di trovarlo aperto.

     «I trulli sono bellissimi», così ci hanno detto. Turisti felicissimi di poterci soggiornare dentro, che però non sanno cosa vedere in giro né cosa fare per avere dei souvenir. Per questi era stato dato loro un consiglio: di andare a Martina Franca mercoledì perché c’è il mercato (!). Si aspettavano un mercatino per turisti, un luogo dove poter comprare ricordini, e invece hanno trovato – oltre alla pioggia – normalissime bancarelle. Nel loro agriturismo hanno trovato due vecchie brochure, di cui solo una in un inglese incerto, che pubblicizzavano un ristorante di Alberobello e una trattoria di Locorotondo, senza che però accennassero né ai prezzi, né a menù turistici o ai piatti tipici della zona. Non avevano idea di cosa si potesse visitare a Martina: sono stati attirati dal centro storico, ma non sapevano che ci fosse un palazzo ducale con sale affrescate del settecento, né noi, in tutta onestà, abbiamo saputo dire quali fossero gli orari di apertura al pubblico, né se ci fossero delle visite guidate nel pomeriggio.

     L’impressione che abbiamo avuto è che i turisti che capitano a Martina arrivino quasi per caso. Sempre più infatti chi passa per la nostra città non fa parte di gruppi organizzati, ma si muove a gruppetti di parenti o amici, piccoli nuclei familiari con figli e nipoti che intendono passare una vacanza rilassante, lontani dal caos delle metropoli. Sono attirati da una enogastronomia che è però poco sviluppata, così come dall’aspettativa di trovarsi in un posto ricco di storia e cultura a causa dei trulli. Questi ultimi suscitano curiosità e interesse soprattutto nei più piccoli, e in molti, prima di passare per Alberobello, credono che i trulli siano abitazioni arcaiche, non in uso, e sono estasiati dall’idea di poterci soggiornare. Quando passeggiano per le vie dei centri storici, i turisti stranieri sono attenti a non perdersi per i vicoli e cercano una zona dove trovare negozietti pieni di souvenir per qualche ricordino, come a Ostuni e Alberobello. Se Locorotondo e Cisternino sono più piccole, e i negozietti del centro sono tutto sommato vicini tra loro, a Martina non ci sono quasi più i negozi in corso Vittorio Emanuele, che pure rappresenta la strada principale di passeggio per chi, dai pressi dello Stradone, cammina fino ad arrivare al Caffè Tripoli.

pannello informativo a La Lama
     Quanto è attrattiva Martina per un turista che viene dall’estero e non sa cosa lo aspetta? Cosa fa la città per ottenere denaro dai turisti? Quali servizi offre? Queste sono le domande semplici, di base, da cui si deve partire se si vuole che il turismo diventi un motore per l’economia locale. In passato qualcuno ha avuto l’idea di mettere dei pannelli esplicativi davanti ad alcuni palazzi, con testi in italiano e inglese e qualche foto. Ora, a parte il fatto che molti turisti non se ne sono accorti perché non c’è qualcosa che da lontano faccia capire che ci sono delle informazioni, sapete che fine hanno fatto? Molti sono rotti, alcuni quasi divelti dalla strada, altri coperti da piante ornamentali o da spray colorati. Provate ad andare vicino a La Lama, su via Mercadante: uno spaccato bellissimo del centro storico martinese, dove di uno di questi pannelli rimane solo un pezzo del plexiglass sul quale era stato stampato. È un buon esempio di come sia oggi la situazione del turismo a Martina.

     Ai turisti incontrati abbiamo voluto chiedere: ritornerete? «Si, ci piacerebbe» hanno risposto «ma vorremmo un po’ più di organizzazione».

lunedì 2 aprile 2012

Cos'è la Valle d'Itria?

Questa è una terra di paradossi. Si chiama valle, ma non è in montagna. È un territorio collinare, però senza colline. È qui che nascono i trulli, che nessuno, fino a qualche decennio fa, chiamava con questo nome. Casedde, così erano noti. Piccole case. Case di campagna, create utilizzando le pietre che abbondano nel terreno carsico e ricco di grotte. Il territorio della Valle d'Itria coincide, a voler essere proprio stretti nella sua definizione, all'avvallamento tra Martina Franca, Locorotondo e Cisternino. praticamente, con il punto d'incontro tra le province di Taranto, Bari e Brindisi. Se ci si vuole allargare, invece, è una fascia dell'altopiano delle Murge: quello con i versanti più scoscesi, più ripidi. Volendo tracciare un territorio definito, si parte a nord dai costoni rocciosi della Selva di Fasano, che passando per Laureto finiscono a Ostuni. Qui il territorio discende seguendo grossomodo i confini comunali, passando per la grotta di Figazzano, e arrivando a sud fino a Specchia Tarantina. Da qui, passando per Masseria Lupoli, si continua per l'Orimini fino ad arrivare al bosco delle Pianelle, e poi, puntando a nord, verso Masseria Mongelli, per arrivare a includere Alberobello, Coreggia e chiudere il cerchio ideale alla Selva di Fasano. Sono i territori dei comuni di Martina, Alberobello, Locorotondo e Cisternino, ma anche, in minima parte, di Fasano, per la Selva, di Castellana Grotte, per l'enclave della contrada San Lorenzo nel territorio alberobellese, e soprattutto di Ostuni. Bisogna ricordare che Contrada Difesa, tra Martina e Cisternino, appartiene a quest'ultima, ma porta ancora il nome di Difesa di Ostuni.