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giovedì 19 aprile 2012

Il centro storico nei programmi dei candidati a Martina Franca

     Il centro storico: a Martina tutti ne sono fieri, qualcuno ci abita, pochi lo conoscono bene, ma pochissimi sanno di cosa ha bisogno. O almeno così appare dalla lettura dei programmi dei partiti politici presentatisi alle amministrative 2012. Controllando tutti i programmi presentati si nota che di centro storico ne parlano tutti, a volte con idee innovative, a volte in modo generico, a volte in modo oscuro. Analizziamo i programmi uno per uno.

     Il programma del centrosinistra menziona esplicitamente il centro storico un paio di volte, parlando di creare un «regolamento di manutenzione del centro storico, degli ambiti e degli immobili di valenza storica» e di «rivitalizzazione del centro storico attraverso un’azione urbanistica che definisca la centralità di questo patrimonio rispetto all’intero sistema urbano anche con piano delle facciate, piano delle insegne e incentivi per i residenti stabili». Le iniziative sono condivisibili, ma un po’ troppo generiche, se si esclude il piano delle insegne e delle facciate, che comunque sono elementi accennati e non approfonditi. Sugli incentivi per i residenti si può fantasticare apertamente: riduzione dell’ICI, pardon, dell’IMU? Parcheggi a pagamento ridotto nell’extramurale? Onestamente, non saprei cosa pensare. So però che il candidato Stefano Coletta, che nel centro storico ci abita, ha delle idee in più, che ha già esposto in un paio di occasioni pubbliche, riguardanti la posa di telecamere di sicurezza per rendere il centro storico una vera zona a traffico limitato, la standardizzazione di tavoli e superfici per bar e ristoranti, un servizio di guide turistiche per far visitare gli angoli del centro storico altrimenti ignorati.

     La Destra ha un programma sul turismo in cui il centro storico è citato più volte, vuoi come scenario vuoi come elemento principale delle azioni proposte: parte da «un controllo delle aree del centro storico» e da una riqualificazione di base su «luce, pulizia stradale, pulizia dei muri dalle scritte vandaliche, intonaci, deposito spazzatura, fioriere alle balconate» che va poi a crescere in numerose misure più o meno fatibili a seconda dei soldi in cassa del comune e della possibilità di intervento. Il problema è però che questo piano si semplifica nei discorsi del candidato Leo Cassano come un semplice rimbiancare – anzi, allattare – i muri delle case, misura perlomeno palliativa, che fa pensare al fatto che probabilmente non ha considerato a fondo il programma scrittogli da Davide Ronza.

     Nel programma di Io Sud e del Partito italiano dei Consumatori si chiama il nostro centro come “centro storico”, “centro antico”, o “area del C.A.” in un burocratese che personalmente non mi aspetterei di vedere da parte di chi fa della semplificazione amministrativa e della sburocratizzazione un cavallo di battaglia. Hanno delineato inoltre delle linee programmatiche simili, sia nei contenuti che nella genericità, a quelle del centrosinistra: “piano dei servizi, piano delle facciate, piano delle insegne e regolamento degli interventi edilizi, riduzione IMU per le residenze stabili e creazione di una rete wi-fi”. La creazione di una rete wireless – che immagino gratuita – è sicuramente un elemento che andrebbe approfondito maggiormente: molti cittadini infatti sarebbero felicissimi di poter disdire un contratto (telecom, infostrada, vodafone, etc.) se il Comune potesse offrire loro gratuitamente una rete internet wi-fi. Non capisco però la limitazione al solo centro storico dell’iniziativa: forse che gli abitanti del Carmine, di Fabbrica rossa o di sant’Eligio non ne hanno diritto? Probabilmente si tratterebbe di una prova, di installare il servizio in un luogo soltanto, vedere come funziona, che problemi crea, quantificare le spese e la reazione dei cittadini.

     Nelle «quattro pagine che cambieranno Martina», cioè il programma del PdL secondo la citazione del candidato sindaco Michele Marraffa, il “Centro Antico” è posto «al centro dell’azione» sull’asse culturale del programma «come grande contenitore culturale, luogo in cui le potenzialità inespresse possono trovare la loro giusta collocazione». Su cosa fare posso aderire pienamente a questa proposta. Non c’è il come. Quali sono le potenzialità inespresse? A naso, direi giovani qualificati, laureati, senza lavoro. Come collocarle? Si parla nel programma, ma credo riferendosi all’intera città e non solo al centro storico, che tutte le risorse cittadine devono fare sistema tra loro.

     Al centro storico è invece dedicato un intero capitoletto del programma di Cambiamo Martina. Si parla di riqualificazione e di alcuni progetti ormai abbandonati tempo fa: cioè la creazione di «un museo permanente a Casa Cappellari, che racconti la storia di Martina […] con degustazioni di prodotti tipici nelle diverse stanzette». Si parla di nuovo delle ordinanze per imbiancare le facciate, di «pulizia costante del basolato» che è effettivamente imbruttito dalle migliaia di chiazze nere delle gomme da masticare ormai indelebili, di detassazione per IMU e TARSU dei residenti nel centro storico. Un’ accenno che vedo con un punto interrogativo è «adeguare il centro storico di una adeguata illuminazione che consenta la valorizzazione dello stesso», che oltre a sembrare scritto in un burocratese involuto – probabilmente si tratta di una frase più lunga, poi accorciata – mi incuriosisce riguardo il contenuto. Quale può essere una adeguata illuminazione? Se una volta, lo ricordo benissimo quando ero piccolo, i vecchi lampioni in ferro battuto erano rotti, o mal funzionanti, adesso funzionano tutti senza problemi. È possibile che si intenda la sostituzione delle lampadine a gas con altre a led per il risparmio energetico, ma è una mia interpretazione.

     Dulcis in fundo, il programma dell’UdC e dei suoi alleati ha un paragrafo intero dedicato al centro storico. «Una operazione ormai necessaria» leggiamo «è il recupero del centro storico. L’originario centro storico vive un momento di degrado edilizio e, per questo, è stato abbandonato dai cittadini residenti e dagli esercenti commerciali, riducendosi ad un mero agglomerato di abitazioni disabitate o abitate in condizioni al margine della legittimità e del decoro, lungo una via principale che rimane l’ultimo baluardo della testimonianza attiva martinese».
     Dopo aver letto questo paragrafo io, che abito nel centro storico, mi sono chiesto sinceramente da quanto tempo il redattore di questo programma non si sia fatto due passi per i vicoli del centro storico: evidentemente limita le sue passeggiate in quella “via principale” che immagino parta dallo stradone fino ad arrivare a Piazza Maria Immacolata. Evidentemente, perché bisogna ricordare che mai come oggi il centro storico è stato restaurato nella sua quasi totalità, è abitato in modo garbato e abbastanza pulito. Inoltre, quando è stato “abbandonato” dai cittadini – parliamo degli anni ’60 e ’70 – ciò è stato fatto perché nel centro storico non erano presenti quei servizi che oggi sono comuni dappertutto – il gas metano, la fognatura, l’acqua potabile corrente, l’elettricità. Ci sono poi fior di palazzi abitati da eredi delle vecchie famiglie aristocratiche martinesi, o da altri, che sono spesso mantenuti come dei gioielli, e che magari aspettano qualcuno che li apra ai turisti, che potrebbero ammirarne gli interni affrescati o i cortili settecenteschi.
     Come si vorrebbe recuperare invece il centro storico? Continuiamo a leggere: «il piano generale [si parla di piano urbanistico, n.d.r.] deve necessariamente comporsi di un particolareggiato del Centro Storico, con l’obiettivo di rendere possibile un effettivo recupero dell’area antica tramite, innanzitutto, la riqualificazione e la ristrutturazione degli edifici con regole di intervento meno rigide ed in linea con la sua peculiarità architettonica ed urbanistica». Cioè, se ho capito bene, il recupero del centro storico si otterrebbe con “regole meno rigide”? esatto, perché continua «regole in deroga, per rendere effettivi e pratici gli interventi di recupero e di riqualificazione, devono essere previste anche rispetto all’allocazione di attività produttive».
     Mi è suonato un campanello d’allarme: ma tutti i negozi e le attività commerciali del centro storico non sono già, nella stragrande maggioranza dei casi, operanti in deroga? Questo riguarda, ad esempio, le regole su bagno e antibagno, che spesso non è possibile avere come previsto per la particolarità dei locali. Se ci sono già le deroghe, allora di cosa si sta parlando? Il regolamento edilizio della città di Martina Franca, all’art.31 stabilisce: «Nel centro storico è vietata l’istallazione di insegne luminose a bandiera, la costruzione di vetrine sporgenti sul suolo pubblico, le tabelle ed ogni altra legenda in contrasto con l’ambiente architettonico». Vogliamo andare in deroga a questa regola? Non credo, anzi, probabilmente Michele Muschio Schiavone sarebbe d’accordo nell’inasprirla per mantenere le peculiarità architettoniche.

venerdì 13 aprile 2012

POIn turismo: la valle d'Itria non esiste?

     Finanziamenti per il turismo: a Manduria sì, a Martina no. E ancora: a Cerignola sì, ad Alberobello no. Non è una novità, ma un dato di fatto. Si tratta dei fondi europei 2007-2013 per lo sviluppo regionale, inseriti nel quadro strategico nazionale 2007-2013 e portati avanti con i POIn, che, nelle loro parole, sono «lo strumento principale attraverso cui promuovere e sostenere lo sviluppo socio-economico delle Regioni del Mezzogiorno attraverso la valorizzazione, il rafforzamento e l’integrazione su scala interregionale del patrimonio culturale, naturale e paesaggistico in esse custodito».

     Per dare l'idea dei fondi complessivi che sono mossi, diremo che le aree designate possono anche essere destinatarie di finanziamenti e cofinanziamenti di «grandi progetti», cioè quelli il cui «costo complessivo superi i 25 milioni di euro per interventi nel settore ambiente e i 50 milioni di euro per interventi in altri settori». Del resto, la dotazione complessiva dei fondi è di un miliardo di euro. Questo per dare un'idea dei soldi che avrebbero potuto essere convogliati qui da noi e che invece hanno preso altre strade. Gli obiettivi di questi finanziamenti sono quelli per i quali ognuno di noi sarebbe felicissimo di poter avere un'aiuto: e cioè di migliorare la ricettività e l'accoglienza dei turisti, il miglioramento dell'offerta turistica regionale, la valorizzazione del paesaggio e degli elementi naturali.

     Per la regione Puglia sono state individuete due aree, due «poli», quello del Gargano e quello del Salento, che comprendono ognuno una serie di comuni ed una zona limitrofa. Ora, posso comprendere il Gargano con le sue scogliere e le foreste sui monti, ma mi chiedo come abbia fatto il Salento a chiedere e ottenere finanziamenti per la tutela de lu sule, lu mare e lu ientu. O perlomeno, come mai non si sia inserito anche un territorio come la Valle d'Itria che ha già un World Heritage Site, Alberobello, che è patrimonio Unesco, con vicino le grotte di Castellana, il barocco martinese, le abitazioni sparse, Locorotondo.

     Inutile piangere sul latte versato, però una domanda è legittima. se questi fondi sono disponibili solo fino al 2013, cosa verrà dopo? Si discute già da oggi se l'Unione Europea potrà (o vorrà) destinare ancora dei fondi per lo sviluppo del Mezzogiorno, e quanti, visto che la crisi incombe. Una cosa è però sicura: se ci sarà un secondo piano settennale se ne dovrà discutere a breve, nel 2012, prima della scadenza di quello attuale, ed è possibile che si valuteranno i risultati ottenuti e chi è riuscito a crescere abbastanza da camminare con le proprie gambe non riceverà più fondi. Quindi? Bisogna capire cosa si sta facendo, e come, per poter rientrare di diritto in uno scenario che veda la Puglia portare avanti tre poli turistici, e non più solo due.

mercoledì 11 aprile 2012

Turisti delusi: ecco come Martina Franca perde una possibilità di crescita

     «I’m very disappointed». Sono molto delusa. Questo è il giudizio di una turista londinese in visita a Martina Franca. Giudizio, si badi bene, rivolto non alla città ma ai suoi servizi turistici. Stiamo parlando di una famiglia numerosa in vacanza, con fratelli, zii e nipoti che ha deciso di passare le vacanze in valle d’Itria affascinata dall’idea di vedere i trulli e scoprire il vino locale e piatti tipici, ma che non è riuscita a trovare una guida turistica che parlasse in inglese, né un ufficio di informazioni turistiche aperto. Un gruppo di turisti stranieri che non sa se ci siano dei musei da visitare, a quale costo e in che orari, non sa se la Basilica di San Martino fosse aperta ai turisti o meno, non ha ricevuto consigli su ristoranti che potessero offrire piatti tipici, ha avuto difficoltà a trovare dei negozi di souvenir, fino a tornare tre volte nello stesso negozietto di Locorotondo per sperare di trovarlo aperto.

     «I trulli sono bellissimi», così ci hanno detto. Turisti felicissimi di poterci soggiornare dentro, che però non sanno cosa vedere in giro né cosa fare per avere dei souvenir. Per questi era stato dato loro un consiglio: di andare a Martina Franca mercoledì perché c’è il mercato (!). Si aspettavano un mercatino per turisti, un luogo dove poter comprare ricordini, e invece hanno trovato – oltre alla pioggia – normalissime bancarelle. Nel loro agriturismo hanno trovato due vecchie brochure, di cui solo una in un inglese incerto, che pubblicizzavano un ristorante di Alberobello e una trattoria di Locorotondo, senza che però accennassero né ai prezzi, né a menù turistici o ai piatti tipici della zona. Non avevano idea di cosa si potesse visitare a Martina: sono stati attirati dal centro storico, ma non sapevano che ci fosse un palazzo ducale con sale affrescate del settecento, né noi, in tutta onestà, abbiamo saputo dire quali fossero gli orari di apertura al pubblico, né se ci fossero delle visite guidate nel pomeriggio.

     L’impressione che abbiamo avuto è che i turisti che capitano a Martina arrivino quasi per caso. Sempre più infatti chi passa per la nostra città non fa parte di gruppi organizzati, ma si muove a gruppetti di parenti o amici, piccoli nuclei familiari con figli e nipoti che intendono passare una vacanza rilassante, lontani dal caos delle metropoli. Sono attirati da una enogastronomia che è però poco sviluppata, così come dall’aspettativa di trovarsi in un posto ricco di storia e cultura a causa dei trulli. Questi ultimi suscitano curiosità e interesse soprattutto nei più piccoli, e in molti, prima di passare per Alberobello, credono che i trulli siano abitazioni arcaiche, non in uso, e sono estasiati dall’idea di poterci soggiornare. Quando passeggiano per le vie dei centri storici, i turisti stranieri sono attenti a non perdersi per i vicoli e cercano una zona dove trovare negozietti pieni di souvenir per qualche ricordino, come a Ostuni e Alberobello. Se Locorotondo e Cisternino sono più piccole, e i negozietti del centro sono tutto sommato vicini tra loro, a Martina non ci sono quasi più i negozi in corso Vittorio Emanuele, che pure rappresenta la strada principale di passeggio per chi, dai pressi dello Stradone, cammina fino ad arrivare al Caffè Tripoli.

pannello informativo a La Lama
     Quanto è attrattiva Martina per un turista che viene dall’estero e non sa cosa lo aspetta? Cosa fa la città per ottenere denaro dai turisti? Quali servizi offre? Queste sono le domande semplici, di base, da cui si deve partire se si vuole che il turismo diventi un motore per l’economia locale. In passato qualcuno ha avuto l’idea di mettere dei pannelli esplicativi davanti ad alcuni palazzi, con testi in italiano e inglese e qualche foto. Ora, a parte il fatto che molti turisti non se ne sono accorti perché non c’è qualcosa che da lontano faccia capire che ci sono delle informazioni, sapete che fine hanno fatto? Molti sono rotti, alcuni quasi divelti dalla strada, altri coperti da piante ornamentali o da spray colorati. Provate ad andare vicino a La Lama, su via Mercadante: uno spaccato bellissimo del centro storico martinese, dove di uno di questi pannelli rimane solo un pezzo del plexiglass sul quale era stato stampato. È un buon esempio di come sia oggi la situazione del turismo a Martina.

     Ai turisti incontrati abbiamo voluto chiedere: ritornerete? «Si, ci piacerebbe» hanno risposto «ma vorremmo un po’ più di organizzazione».